29/01/2012

Somalia, ucciso il direttore di Radio Shabelle

A Mogadiscio, è (ancora) possibile ascoltare una radio che si ostina a raccontare una guerra che, nel mondo, non interessa più nessuno. Si tratta di Radio Shabelle, recentemente premiata da Reporters sans frontières per aver dimostrato di essere un importante baluardo di informazione coraggiosa e indipendente in un paese dilaniato dalla guerra civile.



 
 

In Somalia, da anni si fronteggiano, da una parte, i ribelli di al-Shabaab, un gruppo fondamentalista vicino ad al-Qaeda, dall'altra, i peacekeeper della missione Amison, schierati a difesa del fragile governo di transizione. In mezzo ai due gruppi, la popolazione è sopraffatta dal conflitto. A morire sono in decine di migliaia, soprattutto fra donne e bambini. Dalle violenze non sono risparmiati i volontari internazionali: nei giorni scorsi, l'associazione Medici Senza Frontiere ha annunciato la chiusura di un presidio sanitario nella capitale, dopo l'omicidio di due operatori.
 
Ieri sera, il direttore di Radio Shabelle, Hassan Osman Abdi, noto agli ascoltatori come "Fantastik", è stato ucciso in un agguato mentre tornava a casa, nel distretto di Wadajir. Testimoni raccontano che due uomini armati di pistole gli hanno sparato varie volte sulla testa. Abdi era da tre anni alla direzione della radiotelevisione della capitale, perla dell’informazione indipendente nel caos del conflitto somalo: “Un direttore coraggioso e una persone flessibile" dicono di lui i suoi colleghi.

Prima di Abdi altri due direttori dell’emittente, fondata nel 2002 e con all’attivo oltre un’ottantina di giornalisti, hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione: Mukhtar Mohamed Hirabe, assassinato nel 2009, e Bashir or Gedi nel 2007.
Mr Fantastik aveva 29 anni, una moglie e 3 figli che lo aspettavano a casa. Ennesima vittima di una guerra inutile, Abdi ha perso la vita, per ostinarsi a raccontare di un Occidente che ti bombarda e ti incerotta. E' morto per continuare a dar voce ai suoi fratelli stanchi dell'orrore della guerra civile. Ironia della sorte, proprio due giorni fa, l'Onu aveva riaperto, dopo 17 anni, la propria sede nella capitale. Un segnale che indica la fine della fase di transizione politica per il paese e il progressivo disimpegno di una comunità internazionale già abbastanza distratta.
 
Ascolta Radio Shabelle, cliccando qui.

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Di Davide Colella il 29/01/2012 alle 04:13



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